mercoledì 11 luglio 2012

Tecniche glottodidattiche e reti possibili.



Quella di una "realtà puntiforme"era una definizione di un geografo contemporaneo (George?): lo spazio e il tempo si sono ridotti grazie ai mezzi di comunicazione ormai alla portata di (quasi) tutti. Se uniamo i punti, in effetti, vediamo una rete. È innegabile: siamo nella rete e di questa (o queste) rete (reti), dobbiamo tener conto.

Intelligente, in questo senso, si è rivelato (vedi articolo di cui si riporta sopra il link), il progetto messo in atto da una scuola di Milano, già avvezza alla sperimentazione e certamente attenta, ai processi e alle dinamiche che interessano la nostra società, ragazzi compresi. È chiaro che non interessa più a nessuno guardare il mondo a compartimenti stagni e lasciare cristallizzata una discrepanza, tra quel che intorno si muove e procede, e le forme della didattica, spesso ancorate a modelli tradizionali.
Nella fattispecie, il progetto ha impegnato gli alunni di una classe di una scuola media, durante tutto un anno accademico, in un percorso di apprendimento nel quale sono stati utilizzati strumenti quali il blog e la radio web.

Rassicurando chi, secondo un diffuso stereotipo, vede nell'utilizzazione di nuove tecnologie e metodi, una riduzione in termini di qualità e quantità, dei contenuti di apprendimento, diciamo subito che il curricolo di italiano è stato rispettato e che, semmai, si è avvalso dell'ausilio dei nuovi strumenti.
Per la descrizione del metodo adoperato, rinviamo direttamente all'articolo qui citato.
In questa sede, preme sottolineare, quanto tutto questo, abbia attivato una serie di processi "virtuosi", che sembrano essere perfettamente in linea con le direttive espresse dal Consiglio d'Europa in merito alla didattica e all'apprendimento (QCER, Pefil). In particolare, mi riferisco all'aspetto motivazionale: i ragazzi, oltre a fruire del blog e della radio, hanno realizzato essi stessi dei testi e dei prodotti di altro tipo che sono andati poi pubblicati. Riferiscono i responsabili del progetto:

Sicuramente il fatto di “essere letti” è stato molto importante, soprattutto per alcuni studenti più timidi o riservati. Il fatto di pubblicare il proprio contributo nel blog o la possibilità di parlare in radio, di essere videoripresi ha motivato molti studenti e li ha aiutati a prestare una maggiore attenzione e cura alla realizzazione del testo, dell’intervista o del video. In qualche modo il “consegnare” alla comunità dei lettori e degli ascoltatori la propria produzione ha permesso ai ragazzi di attribuire valore a quanto da loro stessi realizzato.

Altro aspetto, altrettanto importante è la scelta della modalità del lavoro di gruppo, che, più efficacemente di altre, permette il confronto, e la "valutazione tra pari":

Il livello di partecipazione ma anche di capacità autonoma di organizzarsi come gruppo di lavoro, il senso di responsabilità nei confronti del gruppo, della strumentazione, degli spazi, è sicuramente cresciuto nel corso del progetto.

E ancora:

Infine, gli studenti imparano a non valutare il proprio lavoro solo attraverso la correzione del docente, ma anche grazie allo scambio con i compagni.

E non meno rilevante, l'aver posto al centro del processo di insegnamento/apprendimento, il discente:


Un ultimo risultato molto importante riguarda il riconoscimento del ruolo attivo degli studenti che diventano in questa didattica autori e attori del processo di apprendimento e di costruzione della conoscenza insieme al docente.

Infine, ci piace dire che questo approccio ha contribuito a spostare anche il "tipico" punto di vista relativo al rapporto tra docente, discente e contenuti della disciplina senza tralasciare l’autovalutazione, quale momento utile ai fini dell’apprendimento stesso. 


Alcuni ragazzi hanno espresso il proprio piacere nel “farsi leggere” e nel poter essere letti in classe dai compagni, superando in questo senso l’idea che la produzione orale e scritta sia destinata esclusivamente all’insegnante e al voto.

L’esposizione orale, per esempio, ha beneficiato del lavoro di registrazione svolto in classe e nel laboratorio radio, in quanto ha permesso ai ragazzi di comprendere, attraverso l’analisi degli errori commessi, l’importanza della preparazione di quanto si vuole esporre, il valore della scelta dei vocaboli, l’attenzione all’efficacia dell’esposizione stessa, il rispetto dei tempi, ecc.

Il modello del progetto di cui s'è parlato è certamente applicabile ai nostri contesti scolastici, di classi miste e non, e, in generale, in tutti i contesti di insegnamento della lingua, nel nostro caso, di italiano L2. Tanto più quando, come nel caso  della scuola di Milano, a questo si aggiunge anche un altro tipo di contenuti, quale quello interculturale. 

venerdì 29 giugno 2012

cellulari a scuola, una crisi culturale...

L'articolo del prof. Columba http://www.columba.it/category/scuola/ sull'atteggiamento che si ha nei confronti dell'uso dei cellulari a scuola, mi ha fatto riflettere... in effetti, penso che molti di noi si trovino "a cavallo" tra il considerare ormai gli strumenti tecnologici, compresi i telefonini,  come elementi utilissimi per le nostre, anche più banali, attività quotidiane, e una certa intolleranza nei confronti dell'uso di alcuni di questi strumenti, come, appunto, il telefonino, in certi contesti, nello specifico, a scuola. Mi sono trovata ad insegnare e spesso mi sono sentita assalire da una quasi-rabbia mista a impotenza, dinanzi ad una dipendenza dei ragazzi dal... telefonino! Non solo come strumento di "raggiro" (copiature varie, etc.), ma anche come naturale estensione del proprio sé... musica, mail, foto, etc. etc. ... tutto questo comporta distrazione, perdita di tempo e dunque impossibilità di una buona realizzazione dell'attività didattica! Ed è vero, cito Columba, in Italia, "come ricerca su google con parole-chiave “telefonino” e “scuola” si ottiene una intera pagina caratterizzata da  ”Scuoladivieto di utilizzo del telefono cellulare per gli alunni , Cellulari vietatiscuola, anche spentiCellulare a scuola? Assolutamente noTelefonino a scuola:vietato a insegnanti e studenti , Basta telefonini a scuola!PI: Scuola, più facilesequestrare i cellulari, e così via dicendo…"; è vero, lo stato di impotenza di un insegnante non cresciuto a "pane e tecnologia", porta necessariamente a un conseguente stato di intolleranza... e però, forse, bisogna poter saper cavalcare l'onda e usare, secondo i propri obiettivi, anche i telefonini in classe, così come suggerisce l'esperienza delle scuole americane di cui si riportano gli esempi! Quanta fantasia, quanto impegno sono richiesti oggi al docente! Il docente, si direbbe nel Pefil, deve essere "riflessivo", mettersi in gioco di volta in volta e tenere conto di quanto è cambiato e magari, anche, imparare!